Filippo I e la fede nella futura resurrezione dei Colonna di Paliano

Filippo I e la fede nella futura resurrezione dei Colonna di Paliano

CULTURA:

Agli inizi del Seicento, degli eredi di Marcantonio II Colonna, sopravvivevano soltanto il cardinale Ascanio che moriva nel 1608 e Marcantonio IV, il cosiddetto contestabilino, che ebbe breve esistenza poiché nel 1611, all’età di 16 anni, moriva lasciando la primogenitura allo zio Filippo I Colonna (1578-1639) il quale, dopo aver vissuto alla corte di Madrid e aver militato nell’esercito spagnolo in Fiandra e Germania tornò a Roma nel 1611 alla morte del nipote. Divenuto ormai il capo dei Colonna del ramo di Paliano, egli si dedicò principalmente alla ricostruzione ed al riassestamento della fortuna familiare. Ai feudi incamerati nell’Italia meridionale, ricevuti in dote dopo aver sposato nel 1597 Lucrezia Tomacelli, aggiunse quelli dei Colonna di Genazzano e acquistò nel 1625 il castello di Patrica dai Santacroce. Filippo I preferì impegnarsi in una buona gestione del proprio patrimonio. In particolare, decise di riorganizzare amministrativamente i suoi possedimenti nello Stato pontificio dividendoli in due grandi stati, quello di Genazzano e quello di Pofi. La riforma amministrativa dei feudi rifletteva una situazione ormai generalmente pacificata tra i baroni romani, che dopo la pace di Cave (1557) non furono più in grado di competere con i Colonna nei territori di Campagna. Lo scontro si spostò in città, sul terreno degli onori e delle manifestazioni di sfarzo e protagonismo. E’ infatti con Filippo I Colonna, uomo colto e amante delle arti, che si avviano i lavori che trasformeranno il palazzo della casata in piazza SS. Apostoli da un edificio massiccio e simile ad un fortilizio ad un’elegante dimora nobiliare degna di un moderno principe. Il Colonna abbellì notevolmente anche i giardini del Quirinale e utilizzò nel 1625, con l’assenso del pontefice, i resti di epoca imperiale del tempio del Sole per costruire la galleria Colonna. Nella Basilica di S. Giovanni in Laterano sovvenzionò l’edificazione di una splendida cappella da destinare ai canonici come coro d’inverno. Anche nei suoi feudi Filippo eseguì importanti lavori: a Genazzano intervenne per migliorare la struttura del castello feudale; a Marino fece costruire una residenza estiva nota come “villa delle sirene” e a Paliano intervenne per completare il progetto feudale del grande nonno con la realizzazione di una residenza-palazzo di grandi e comode dimensioni e una cappella gentilizia adeguata. Lo indirizzano verso questo progetto non soltanto motivi dinastici, ma anche motivi affettivi. Nel 1616 era stata trasportata a Paliano, dalla chiesa dei PP. Gesuiti di Palermo, la salma di sua madre Anna Borromeo (defunta nel 1580); nel 1622 era morta a Genazzano la sua amata consorte Lucrezia Tomacelli, dalla quale ebbe undici figli. Anch’essa sarà trasportata a Paliano con un gran funerale «una teoria lunghissima di confraternite, di associazioni, di milizie che si snoda lungo gli otto chilometri circa che dividono Paliano da Genazzano». Da qui la necessità di un ampliamento della cripta nella chiesa di S. Andrea, con la costruzione di una cappella dedicata a S. Lucrezia, collegata direttamente al palazzo che veniva contemporaneamente costruito «ad animi sui quietem» come inciso sulla lapide posta sulla facciata del palazzo stesso.

Diverse carte chiariscono, in parte, la successione cronologica: il 16 aprile 1623 il Capitolo di Paliano concede definitivamente il sotterraneo, per costruire un’adeguata sepoltura gentilizia; il 22 aprile dello stesso anno la Congregazione dell’Oratorio dell’Annunziata cede a Filippo l’area e i fondamenti dell’oratorio in costruzione per consentire allo stesso di incorporarlo nella chiesa di S. Andrea e il 16 agosto 1623 viene istituita la Cappellania di S. Lucrezia. Nello stesso anno 1623, Pietro da Cortona (1597-1669) viene pagato 35 scudi, per un quadro con la Resurrezione da mandare a Paliano.

La Resurrezione per la cappella di Paliano rappresenta una delle primissime opere autonome del giovane pittore a Roma. Il dipinto rivela uno stile imperniato sulla chiarezza compositiva e sulla linearità del disegno che tende a irrigidire le forme e a cristallizzare i movimenti. La pennellata morbida ma povera di colore e in generale la misurata stesura pittorica riflettono l’acerba personalità del Berrettini, ancora marcata dall’apprendistato compiuto presso le botteghe romane dei conterranei Andrea Commodi e Baccio Ciarpi.

La pala rappresenta la resurrezione della famiglia Colonna: tra i corpi che si sollevano dai propri sepolcri sono riconoscibili in primo piano la compianta Lucrezia, Anna Borromeo a destra e lo stesso Filippo a sinistra, e, in secondo piano, Antonio, Fabrizio, Ascanio, Marcantonio Colonna, Felice Orsini e Giovanna d’Aragona. Il principe Filippo, ancora in vita, si fa ritrarre con sua moglie ed i suoi avi defunti nel giorno della Resurrezione dei morti: l’intento devozionale di Filippo è di guadagnare l’intera famiglia alla vita eterna.

Chiaramente l’opera era stata richiesta al Berrettini, per essere collocata nella cripta, nella cosiddetta “Cappella de’ Depositi, di cui era appena iniziata la costruzione.

I lavori dovevano essere, senz’altro, ultimati il 7 maggio 1626, quando viene effettuato un pagamento di 25 scudi al pittore “Gasparo Tradelli”, per un quadro eseguito per la “Cappella di S. Lucrezia”. L’artista è identificabile nel fiammingo Kaspar Tradel, già attivo a Genazzano nel 1616. Di quest’opera ignota del Tradelli conosciamo, però, l’iconografia, descritta in alcuni documenti. Era rappresentata S. Lucrezia fra S. Filippo Neri (a sinistra) e S. Carlo Borromeo (a destra) con la SS. Trinità. E anche se il trasferimento a Roma dell’originale, nel 1824 (insieme alla tela di Pietro da Cortona), per ragioni di restauro, ha comportato la perdita del dipinto del Tradelli, tuttavia è possibile delineare il programma iconografico complessivo delle due cappelle.

Nella cappella sotterranea “de’ Depositi” veniva celebrata, con Cristo Risorto, la fede nella futura resurrezione dei Colonna, in generale e, in particolare, di Lucrezia Tomacelli raffigurata, non a caso, al centro, in primo piano. Nella cappella superiore, di S. Lucrezia o “Ducale”, venivano ulteriormente celebrate, con il quadro sull’altare, le qualità morali di Lucrezia Tomacelli (a cui alludeva, evidentemente, la Santa omonima), raffigurata fra Carlo Borromeo e Filippo Neri. La figura di quest’ultimo rimanda al forte legame della famiglia Colonna con il personaggio, in particolare alla profonda amicizia con Anna Borromeo che, non a caso chiamò Filippo il proprio secondogenito.

E’, quindi, Filippo I Colonna a trasformare la chiesa di S. Andrea in una seicentesca cappella palatina-mausoleo, per celebrare la memoria della consorte. Collegato alla chiesa dalla Cappella Ducale, il palazzo era in costruzione nel 1624-25. I lavori, estremamente complessi, dureranno per circa quarant’anni, con la definitiva rielaborazione progettuale dell’architetto Antonio Del Grande, all’epoca del cardinale Girolamo Colonna (1604-1666).

immagini di copertina: Pietro da Cortona, Resurrezione di Cristo e della famiglia di Filippo I Colonna, olio su tela cm 203×131, 1623. Roma, Galleria Colonna. Localizzazione precedente: Paliano, cripta Chiesa di S. Andrea (dal 1623 al 1824).| Anonimo, Ritratto di S.E. Il Principe don Filippo I Colonna, XVII secolo.

Riferimenti: AAVV, La Collegiata di S. Andrea Apostolo in Paliano. Storia, arte, tradizione e religiosità, Palestrina 2007.| Costamagna A., I Principi di Paliano e alcuni momenti della committenza Colonna nella Campagna, in L’arte per i papi e per i principi nella campagna romana, grande pittura del ‘600 e del ‘700, Quasar Roma 1990. |Di Fazio C., La committenza pittorica di Filippo I Colonna per la cappella del palazzo di Genazzano, Latium – Rivista di studi Storici, 24/2007.

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