La statua romana della Collegiata di Paliano: Anacreonte di Teo o il Principe degli Apostoli?

La statua romana della Collegiata di Paliano: Anacreonte di Teo o il Principe degli Apostoli?

CULTURA:

Nella Chiesa Collegiata di Paliano, dedicata a Sant’Andrea Apostolo, è collocata, su una alta base di marmo, a ridosso della parete a sinistra dell’altare Maggiore, una statua, anch’essa di marmo bianco, di evidente origine romana (fa pensare ad un importante personaggio togato) trasformata con alcuni adattamenti (aureola, chiavi, croce sul piede destro) in San Pietro Apostolo.

A prima vista la scultura sembra un pezzo unico ma se la si esamina attentamente si notano vari rimaneggiamenti. Cominciando dalla base, sulla lastra di marmo poggiano i due piedi, entrambi aggiunti; quello destro è rimaneggiato con l’apposizione di una croce gialla (in marmo) sulla parte anteriore. Il sedile, che insiste sulla stessa base, presenta sulla parte anteriore un drappo panneggiato che si interrompe bruscamente sotto la gamba sinistra della statua stessa. E’ evidente che non è di pertinenza del pezzo sovrastante. Il braccio destro, che racchiude tra le dita della mano le chiavi (in legno) della Chiesa, è un altro evidente adattamento al busto, così come l’altra mano. Da ultimo la testa; per il taglio alla base del collo è di sicuro riutilizzo e ivi appositamente adattata, come pure aggiunta è l’aureola in legno.

Purtroppo non si dispone di alcuna notizia certa su questa statua che rappresenta, peraltro, l’unico reperto archeologico di una certa consistenza presente a Paliano.

Di essa ne fa cenno il Marocco nel 1833 (Monumenti dello Stato Pontificio, Tomo IX): «La statua marmorea di San Pietro alla fine della navata sinistra è di molta considerazione, e vuolsi che rappresentasse un antico console, mentre fu sotterra ritrovata, e che per somigliare all’insigne capo degli apostoli, venisse in simil modo venerata…», ma nulla aggiunge su quando e dove fu ritrovata. La tradizione palianese parla dei dintorni della città, ma gli archivi non conservano memoria di ciò. Il padre passionista Tommaso Sperati in un suo studio di ricerche storiografiche su Paliano degli anni 1920-30, osservava opportunamente che il suo ritrovamento non doveva essere un fatto recente «perché gli archeologi se ne sarebbero impossessati, e molto più che in tempi recenti non si sarebbe permesso di adibirla ad uso religioso, specialmente a rappresentare il Principe degli Apostoli, mentre sappiamo che la conversione di templi od altre cose profane ad uso sacro fu una cosa comune nei secoli remoti»; e forse proprio in quella direzione dovremo indirizzarci, risalendo al seicento e al settecento.

E’ possibile azzardare l’ipotesi che i pezzi della statua provengano invece dalla vicina Genazzano, vista l’abbondanza in loco di reperti antichi né, d’altro canto, si ha notizia di altre località limitrofe altrettanto ricche di statue. I Colonna, quindi, nell’abbellimento della Collegiata di Paliano, tra il Seicento e il Settecento, potrebbero aver fatto adattare opportunamente i reperti antichi di varie statue, conglobati in un unico monumento che diventa così il Principe degli Apostoli.

Risulta del resto che Filippo I Colonna fu protettore dello scultore fiammingo Francois Duquesnoy (1594-1643) che eseguì per lui oltre a qualche opera in avorio e argento anche il restauro di statue antiche e Girolamo, suo figlio commissionò allo scultore restauratore Orfeo Boselli (1597-1667) oltre che un suo busto, anche restauri di sculture antiche (Catalogo della Galleria Colonna: Sculture, Bramante Ed. 1990).

Secondo la prof.ssa Maria Grazia Picozzi, esperta di statuaria e ritrattistica antica, la testa della scultura di S. Pietro, che presenta una tènia, cioè la benda che cinge il capo, tipica di chi nell’antichità classica era ritenuto sotto la protezione delle divinità, sarebbe in realtà una copia romana di un ritratto greco del poeta Anacreonte (Enciclopedia dell’Arte Antica, II suppl. I, 1994) . Nel Palazzo Colonna di Roma esiste un’altra replica antica dello stesso soggetto, anzi un frammento molto restaurato ( M.G.Picozzi, Palazzo Colonna. Appartamenti. Sculture antiche e dall’antico, Roma 2010).

La testa, inoltre, trova puntuali confronti con un esemplare conservato al Louvre, con un’ erma del Museo dei Marmi di Palazzo Medici Riccardi a Firenze e con un altro busto conservato nel Museo di Palazzo Altemps a Roma, databili al I-II sec. d.C.

C’è da dire, però, che anche l’archeologo Enrico Paribeni (1911-1993), in una voce sulle sculture redatta per l’Enciclopedia dell’Arte antica della Treccani, in merito al riutilizzo delle statue antiche che, «appositamente acconciate e trasformate, si incontrano sugli altari di tante chiese romane», riporta come esempio anche la scultura de l’«Anacreonte – San Pietro della cattedrale di Paliano».

Ma chi era Anacreonte? Nato a Teo verso il 570 a.C. fu un esponente della lirica ionica dell’antica Grecia. Quasi tutti i suoi componimenti riguardano il simposio, il celebre rituale del bere. Troviamo, però, anche molte poesie sull’amore, in cui la figura di Eros compare in diverse vesti, anche giocose. L’amore è quasi sempre vissuto felicemente e il turbamento, quando appare, viene temprato dal senso della misura. Secondo una tradizione Anacreonte morì nel 485 a.C. circa, soffocato da un acino d’uva alludendo maliziosamente alla sua vita trascorsa alla corte dei tiranni, protettori delle arti, nel fasto di sontuosi banchetti.

Immagini di copertina: Statua cosiddetta di S. Pietro (dettaglio),Chiesa Collegiata di Paliano / Busto di Anacreonte, Palazzo Medici Riccardi, Museo dei Marmi, Firenze.

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